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 | Il carnevale in Sardegna presenta mille volti affascinanti. Quello vibrante dei carnevali a cavallo, come quello di Oristano ("Sa Sartiglia"), durante il quale i cavalieri, come auspicio per un buon raccolto, devono infilare con la spada, in corsa, una stella di metallo o come quello di Santulussurgiu ("Sa Carrela 'e nanti") nei quali i cavalieri mostrano il loro valore sfidandosi in corse temerarie per il centro cittadino. Ed ancora quello antico dei suggestivi carnevali barbaricini, come Ottana e Mamoiada, dove le maschere risultano essere misteriose e cupe, mostrando uno stretto rapporto tra uomo e animale, rievocando riti propiziatori, antichi ed ignoti, indirizzati a quel dio che ogni anno doveva morire per rinascere in primavera. Oppure quelli irriverenti, come Tempio, Bosa, Palau e Cagliari, che ricordano riti arcaici di fine anno, dove un fantoccio viene processato, condannato al rogo e ridicolizzato durante la veglia, senza dimenticare la simbologia dei travestimenti dei partecipanti. A carnevale si mangia, si beve, si canta e, in particolare, ci si maschera invertendo i ruoli tradizionali della vita quotidiana, creando così un disordine organizzato. Durante i balli in piazza, vengono distribuite fave con lardo, frittelle e vino. |
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